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ARGOMENTO:

La nuova frontiera dell’energia Nucleare 18/03/2010 17:14 #46328

  • premastampi
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La nuova frontiera dell’energia
Nucleare, la centrale diventa mini
I vantaggi: costruzione sotterranea, struttura modulare, stoccaggio interno delle scorie per almeno 60 anni

La nuova frontiera dell’energia

Nucleare, la centrale diventa mini

I vantaggi: costruzione sotterranea, struttura modulare, stoccaggio interno delle scorie per almeno 60 anni

Impianto nucleare in costruzione a Gori, in Corea del sud (Afp)
Impianto nucleare in costruzione a Gori, in Corea del sud (Afp)
Nelle acque lungo le coste più a nord della Russia l’anno prossimo si potrà scorgere una nave dalle strane forme squadrate: è l’Akademik Lomonosov, la prima centrale nucleare imbarcata di serie uscita dai cantieri Baltic Shipyard di San Pietroburgo. Il piano di lavoro già organizzato prevede la produzione di sette navi di questo tipo entro il 2015. A bordo due reattori nucleari KLT-40 forniranno 70 Megawatt di elettricità sufficiente per alimentare una città di 200 mila abitanti. Inoltre si prevede la possibilità di installare, a seconda delle richieste, altri tipi di reattori già esistenti fino alla potenza di 325 Megawatt. La nuova flotta sarà utilizzata soprattutto nel mare Artico russo e cinque unità saranno impiegate da Gazprom per alimentare le basi offshore per l’estrazione di gas e petrolio ma anche in diverse località: dalla penisola Kamchatka a zone della Repubblica Sakha secondo un accordo concluso da Rosatom, la società nucleare di Stato russa. Forse è questa l’iniziativa più spettacolare che rappresenta a livello internazionale l’interesse sempre più consistente per le centrali nucleari di piccolo e medio taglio. Oggi ci sono almeno una quindicina di impianti di questo genere in fase avanzata di sviluppo nei Paesi più disparati: dalla Corea del Sud al Giappone, dall’Argentina al Sud Africa agli Stati Uniti.

Qui nelle scorse settimane il presidente Obama ha rilanciato il ritorno all’atomo garantendo investimenti per 54 miliardi di dollari e iniziando con la costruzione di nuove centrali «ognuna delle quali — ha precisato — corrisponderà al taglio di 16 milioni di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera e alla riduzione di 3,5 milioni di auto sulle strade». Ma negli Stati Uniti si guarda in parallelo con sempre maggior interesse alle piccole centrali nucleari l’ultima delle quali, in progetto da parte di Babcock & Wilcox, sta per raggiungere la Nuclear Regulatory Commission da cui ottenere l’autorizzazione. Tre grandi società energetiche ne hanno già richiesto l’installazione prevista entro il 2018 e altre quattro sono in trattative. L’impianto mPower, come è chiamato, raffreddato ad acqua, ha una potenza di 140 Megawatt, cioè circa dieci volte minore delle centrali tradizionali a cui si fa ricorso. «Vediamo significativi benefici dalla nuova tecnologia modulare», dichiara sul Wall Street Journal Donald Moul, vice presidente di First Energy, una delle società acquirenti. Infatti la centrale prevede l’aggiunta di ulteriori reattori a seconda delle necessità. Numerosi sono i vantaggi indicati. Oltre al fatto di essere del tutto interrata, ha minori parti in movimento, viene installata già completa e al suo interno è previsto lo stoccaggio delle scorie per i 60 anni previsti di funzionamento. Inoltre, essendo la potenza ridotta, non richiede la collocazione su grandi corsi d’acqua.

Ma c’è un altro elemento che gioca a favore. È l’investimento necessario più ridotto: mPower costa 750 milioni di dollari rispetto ai 5-10 miliardi necessari per una centrale consueta e che possono generare preoccupazioni negli investitori. «Inizialmente ero scettico per una perdita di economia di scala — nota Jack Baker, alla guida di Energy Northwest — ma mi sono convertito analizzando i costi perché i piccoli impianti richiedono meno cemento, ferro e sono più semplici». Dall’altra parte c’è chi sostiene che una proliferazione di piccoli impianti possa aumentare il rischio di contaminazione in caso di incidente e accrescere l’allarme terrorismo in aree abitate. Le nuove centrali «mini» escono, sia negli Stati Uniti che in Russia, soprattutto dall’esperienza maturata con i piccoli reattori costruiti per le navi, i sottomarini e i rompighiaccio. Fino a epoche recenti l’International Atomic Energy Agency (Iaea) considerava il limite di questa categoria a 300 Megawatt, ma ora si è saliti a 500. In questo ambito ricade, dunque, anche il progetto ormai completato del reattore Iris (335 Megawatt) nato da una collaborazione internazionale guidata dall’americana Westinghouse assieme al Mit e ad altri centri di ricerca statunitensi, ma con una forte presenza italiana (il 30 per cento). Varie università (da Pisa a Torino), l’Enea e numerose industrie sono coinvolte, il tutto coordinato dal Politecnico di Milano. In Estonia, la società elettrica Eesti che ha partecipato allo sviluppo ne ha già programmato l’installazione per il 2015. «Il programma è partito nel 1999», precisa il professor Carlo Lombardi del Politecnico milanese che ha guidato l’operazione in Italia.

Il reattore è ad acqua pressurizzata e offre una serie di vantaggi a partire da una maggiore sicurezza perché utilizza una ridotta quantità di materiale fissile e perché tutti gli impianti sono più semplici e interni al contenitore. Tra l’altro, nell’occasione, si superò grazie all’Enea anche l’aspetto del rischio sismico dotando il reattore di una piattaforma di base con ammortizzatori». I finanziamenti per il progetto, nella sostanza un piano di ricerca innovativo, provenivano da risorse interne o dal ministero delle Attività produttive, e ognuno è proprietario di ciò che ha realizzato. Ora l’intero gruppo dei 25 partner di dieci nazioni, soprattutto industriali, è alle prese con la suddivisione delle percentuali di lavoro per la produzione. Tra le società c’è anche il colosso francese Areva, anche se a Parigi si sostiene maggiormente la soluzione delle grandi centrali. «Ci possono essere diverse logiche nelle scelte energetiche da compiere — precisa il professor Lombardi —. Tuttavia nel rilancio del nucleare non sarebbe sbagliato che l’Italia andasse anche nella direzione delle piccole centrali».

Giovanni Caprara
18 marzo 2010

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Re:La nuova frontiera dell’energia Nucleare 18/03/2010 18:06 #46338

  • astroale
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Questo e' uno di quei rari casi in cui sperare nella tipica inconcludenza italiana, veramente! speriamo che non se ne faccia niente. :sperem:
Gia' in Francia dove sono mediamente onesti capitano queste cose .... figuriamoci qui da noi, con il cemento per le centrali gentilmente fornito dagli amici degli amici, e dove non riusciamo neanche a smaltire la normale spazzatura ... :paura:

Senza contare che il nucleare sembra conveniente ma se si includono i costi di demolizione delle centrali e smaltimento dei rottami radioattivi, diventa antieconomico ... ma gia' dimenticavo, qui siamo in Italia, indebitare le future generazioni, sia economicamente che ambientalmente e' lo sport nazionale.
Come vedo il futuro ? L'unica cosa certa e' che i posteri verrano a pisciare sulle nostre tombe.

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